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Di ritorno da BetterSoftware – Didoo
Didoo

Di ritorno da BetterSoftware

Settimana scorsa ho partecipato a BetterSoftware 2012, sia in veste di relatore/speaker che di spettatore. Di seguito i miei commenti e le mie impressioni.

Fra i talk migliori a cui ho potuto assistere quello straordinario di Jacopo Romei su cigni neri e contratti agili per startup, (che da solo valeva i due giorni di trasferta) e quello di Alberto Brandolini su bias cognitivi e patter mentali che influenzano il nostro lavoro, oltre a quello molto interessante di Luca Mascaro su un possibile metodo di analisi e misura della user-experience adottato come driver evolutivo del progetto Dreamboard e quello di Michele Luconi sull’adozione di contratti agili nella loro società Extrategy (e ha mostrato numeri reali, che dimostrano che non sono una chimera: esistono e funzionano!).

Segnalo anche i talk di Francesco Fullone, Nicolò Volpato (secondo me moltro controverso, come ho avuto modo di discutere con lui, su alcune posizioni/affermazioni, ma comunque da vedere) e Daniel Londero: cose in qualche modo note o “ovvie” per me, ma sicuramente da portare all’attenzione di una platea non proprio di elevata seniority.

Ecco, a proposito di questo: ho avuto la forte impressione che il numero di partecipanti fosse tutto sommato basso (sovrastimato?) e abbastanza “giovane” rispetto al tipo di evento e alla line-up degli speaker; forse il prezzo del biglietto ha tenuto lontano molti potenziali partecipanti (specie se più esperti/sgamati)? oppure come temo (auspico) il formato delle conferenze “frontali” speaker vs. platea, con molte track e sessioni e poco spazio alle domande, al confronto, agli interventi, sta mostrando la corda? sicuramente l’impegno di Develer per mantenere un elevato standard si percepiva, ma l’assenza di un pubblico numeroso dovrebbe farci pensare.

Quello che però mi ha fatto piacere, enorme piacere, e mi ha fatto tornare a casa felice e soddifatto è stata la constatazione che finalmente molte società e professionisti stanno cambiando approccio verso la “bestia nera” del nostro lavoro, il contratto: oggi sono sempre di più quelle che applicano contratti agili, al posto di contratti “a corpo” o “time-material” (qui una galleria dei diversi tipi di contratto). E non lo fanno per motivi ideologici o per “pararsi il culo”, ma per il motivo che ho da sempre sostenuto debba essere la chiave di lettura delle nostre scelte “imprenditoriali”: la remuneratività.

Tutti quanti hanno detto fondamentalmente che non accettano più contratti “a corpo” – se non in casi particolari – perché il rischio ricade interamente sul fornitore (noi) ed è pressoché nullo per il committente (il cliente), e quindi piuttosto è preferibile perdere il cliente (lo hanno detto esplicitamente Luca Mascaro, Francesco Fullone, Jacopo Romei, Michele Luconi, Steve Maraspin, per dirne alcuni) che prendere una commessa che poi diventa non più remunerativa, al punto che in certi casi può affossare la nostra azienda. Per questo la scelta ricade su nuove forme di contratto (la formula “soddisfatti o rimborsati” con iterazioni settimanali di Ideato ed Extrategy, per dirne una) in cui il rischio è minimo ed equamente diviso fra le parti, e porta ad una condizione win-win per entrambi.

Non solo: secondo me è proprio cambiato l’atteggiamento delle persone, dei professionisti in ambito IT/Web, e questo mi ha fatto immenso piacere (e mi ha dato molta speranza). Il contratto non è più “subito”, ma è appunto “contrattato” fra le parti, dove la nostra parte non è più passiva verso vecchi modelli presi da un mondo industriale, da un modello di relazioni che mal si applica ad una realtà nuova e continuamente in evoluzione come la nostra, ma sceglie i clienti e i progetti in base a un (ovvio) conto economico dare-avere.

In conclusione, come detto sono stato molto contento di aver partecipato. Perché ho incontrato un sacco di colleghi/amici con cui ho potuto passare “del buontempo”, perché ho potuto rimettere in moto il cervello su cose che davo per acquisite/scontate, e perché ho potuto vedere e toccare con mano che le cose stanno cambiando. Times are changing, nel bene per una volta tanto!

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